Gatti neri, specchi rotti: come la superstizione “aiuta”

Gatti neri, specchi rotti: come la superstizione “aiuta”

C’è chi teme di imbattersi in un gatto nero, e finisce regolarmente per cambiare strada, e chi si attrezza con cornetti e portafortuna ogni venerdì 13.

Per non parlare dell’effetto di una saliera passata direttamente di mano in mano, o di uno specchio finito in mille pezzi. Le superstizioni sono molte, e non sono una peculiarità di noi italiani: all’estero molti edifici non hanno il 13esimo piano, e secondo una ricerca il 25% degli americani si considera superstizioso.

Ebbene, stando ad un’analisi pubblicata su “The Conversation” da Neil Dagnall, lettore in Psicologia cognitiva applicata della Manchester Metropolitan University e Ken Drinkwater, ricercatore in psicologia e parapsicologia dello stesso ateneo, il comportamento superstizioso in realtà ‘regala’ una sensazione di controllo sul fato e riduce l’ansia.

Gli psicologi spiegano, riporta adnkronos, che le superstizioni sono derivate dall’assunto che esiste una connessione tra eventi che accadono nello stesso momento, ma non sono collegati.

In pratica, semplici coincidenze vengono lette come se dietro ci fosse un ‘disegno superiore’. Per molte persone, spiegano Dagnall e Drinkwater in un articolo ripreso sul ‘Daily Mail’, evitare gatti neri e specchi rotti, o indossare pendagli portafortuna, riduce l’ansia. E questo è il motivo per cui i livelli di superstizione aumentano in periodi di crisi economica, incertezza sociale e in tempo di guerra. Alla fin fine, i pensieri superstiziosi aiutano a favorire un’attitudine mentale positiva, benché possano provocare decisioni irrazionali.